Crisi nel settore dell’allevamento

Davide Taricco racconta un 2024 difficile per gli allevatori

Il 2024 volge al termine ed è tempo di fare un bilancio. Per le aziende che operano nel campo dell’agricoltura, della zootecnia e della commercializzazione di carni bovine questo non è certamente stato un anno facile. E le prospettive non sono rosee.

“Una crisi è un momento che colpisce la società provocando un conseguente cambiamento. Mi sento di dire che questo periodo storico è per l’allevamento una vera e propria crisi” ci confessa Davide Taricco, che seduto alla scrivania della sua azienda di Marene, prende atto con preoccupazione di alcune problematiche che affliggono il settore.

In primis, vi è la tendenza di questi ultimi anni ad “abbandonare le cascine”. Ci sono sul territorio Piemontese molte aziende agricole di successo, alcune delle quali anche storiche, che purtroppo non hanno un futuro, dal momento che le nuove generazioni scelgono di non portare avanti il lavoro dei padri e dei nonni, ma di tentare fortuna altrove. Il lavoro dell’allevatore non è appetibile per un giovane, né in termini di qualità della vita né in termini di guadagno. Molti allevamenti chiudono o vengono nettamente ridimensionati, con conseguente diminuzione della disponibilità di materia prima. Nel caso specifico, per quanto concerne D&D, il problema è che c’è sempre meno disponibilità di capi, perché gli stessi allevatori di Razza Piemontese sono diminuiti. Le vacche sono poche e anche i prezzi aumentano.

A questo vuoto generazionale, che riguarda in generale la gestione delle aziende agricole, si aggiungono una serie di gravi problemi sanitari: se la peste suina ha decimato interi allevamenti di maiali, se l’influenza aviaria ha fatto tremare il mercato delle carni avicole, la cosiddetta lingua blu (o Bluetongue) è stata ed è tutt’ora la malattia-flagello del settore bovino in questo 2024.

Non si tratta di una malattia “nuova”, ma l’impennata dei casi ha fatto sì che questa epidemia finisse sotto i riflettori. Il virus viene trasmesso da alcune tipologie di moscerini e colpisce soprattutto i ruminanti. Per l’uomo non è contagiosa e, come ricorda l’organizzazione mondiale per la sanità animale (Woah), non è trasmissibile neppure attraverso contatto con gli animali o i loro prodotti, come lana e latte.

La lingua blu è un’epidemia che interessa tutta l’Europa, ma non in tutti i Paesi dell’Unione Europea il trattamento dei capi positivi alla Bluetongue è uniforme. Mentre all’estero, come ad esempio in Spagna o in Francia, le bestie affette possono circolare senza grosse restrizioni, in Italia le regole sono molto rigide e non consentono di muovere il bestiame oltre i 30km, proprio per evitare che il focolaio si espanda. Gli allevatori hanno a disposizione anche un vaccino, per prevenire il contagio dei capi sani e tutelare la salute dell’animale. Tuttavia, tutte queste misure contenitive non sembrano al momento funzionare come sperato.

Per gli allevatori e, in generale, per il mercato della carne, non è quindi stato un anno facile. La speranza è che la situazione sanitaria rientri al più presto alla normalità e che fra le nuove generazioni ci sia qualche giovane intraprendente, che si innamori nuovamente di uno dei lavori più antichi del mondo, alla base del settore primario e dell’alimentazione umana.

 

Titolare della D&D carni piemontesi di Marene